Io sono solo.
Non ho dimenticato quante volte
ho perso la strada
non ho dimenticato la voce
che mi disse ricorda
non ho dimenticato la voce
che mi disse ritorna.
Ho scordato la mano
che mi carezzava i capelli
ho scordato l'amico
a cui ho chiesto perdono.
Io sono solo,
ho vissuto la vita
che sognavo di vivere,
senza pentirmi
ho pagato gli sbagli
che sapevo di fare,
ho lasciato le cose
che volevo lasciare.
Ho perso le cose
che volevo tenere.
Ma il mio spirito
è libero
libero dentro...
 
(dal libro "La porta dell'anima")
I miei pensieri.
I miei pensieri giungono all'improvviso.
Corrono lungo il mio tempo
aprono la porta della mia mente.
Rotolano con i ricordi
lungo le valli della mia vita.
Sono cavalli liberi al vento
sono onde del mare grigio in tempesta
sono gabbiani alti nel cielo
sono rugiada nel bosco d'autunno
sono la pioggia che batte sui vetri.
I miei pensieri sono coriandoli
sono le lacrime di un bambino
e le bestemmie di una puttana
sono la scia di un aereoplano
sono i capelli di una fanciulla.
Sono la rete del pescatore
sono le braccia del rematore.
I miei pensieri sono come le rondini
nel vento fresco di primavera,
sono il giorno e la notte
il sole e la luna, vanno...
... vengono...
... tornano...
sono i vecchi sulle panchine,
sono mio padre che mi tiene per mano,
sono le tue labbra rosso vermiglio
sono il mio cane che corre su un prato.
Inarrestabili come le nuvole
girano il mondo senza fermarsi
senza stancarsi solcano i cieli
e sono liberi...
... sono pensieri.
 
(dal libro "La porta dell'anima")
Ti cerco... alla mia porta...
Stanotte ho sognato che  eri tu,
che bussavi alla mia porta,
ed  io,  io non ci credevo!
Eri tu, che eri venuta a prendermi,
nella mia casa, per portarmi via…
A tutto pensavo,
meno che tu  fossi lì
per catturare i miei pensieri,
per perderci  e ritrovarci,
per inebriarmi
ancora di più di te.
Cosa avevi in mente
io non lo sapevo,
non si può entrare
nei tuoi pensieri,
così profondi, così nascosti…
così perfetti e meravigliosi…
io seppi solo lasciarmi andare...
il resto, dolce amica,
lo sentivo,
lo stavi già facendo tu...
per rendere speciale la mia vita.
Stanotte ho sognato che ero io,
che bussavo alla tua porta,
ed io, non ci credevo.
eri tu che aprivi,
ed io  venivo a prenderti,
nella tua casa,
per portarti via…
Io tutto credevo,
meno che tu fossi lì…
ad aspettarmi e farti catturare
dai miei pensieri,
per chiamarci,
perderci e ritrovarci,
per inebriarci insieme
ancora di più di noi.
Cosa avevo in mente io,
tu non lo  sapevi,
non si può entrare nei miei pensieri,
così nascosti… così reconditi…
Io seppi solo lasciarti andare...
perderti ancora, e non ritrovarti,
riaddormentarmi,
ricominciare a sognarti
e ad aspettarti...
 
(dal libro "L'Araba Fenice")
Prima che venga sera.
Poi ci sedemmo sulla sabbia,
calda e sinuosa,
l’una accanto all’altro
tenendoci per mano
e sfiorandoci…
accecati dal sole.
 
Tu mi gettasti addosso
prepotente e maestosa,
tutta la tua bellezza
come il mare in tempesta,
sulla scogliera del Capo…
ed io annaspavo,
tra le tue onde, contento,
di perdermi in quel mare.
 
Non so trovare le parole
per descrivere il dolore
che provavo
guardandoti negli occhi.
 
Canne nel vento
profumo di salsedine
e di fichi d’India
lingue di mare che sibilano
su frammenti di stelle marine
ed ossi di seppia
tra le alghe secche
e la ghiaia della riva.
 
Camminavo sulle pietre calde
raccogliendo gusci di conchiglie
e guardando il mare
gli gridavo… è mia! è mia!
 
Le barche dei pescatori
dondolandosi
stanche sull’acqua
si  baciavano le prore,
ed io ,
volgendomi verso di te,
ti guardavo estasiato dormire,
stesa alla brezza.
 
La tua pelle
che prendeva il colore
del bronzo
ed i tuoi capelli d’oro,
risplendevano al sole ,
e guardarti mi rinfrancava
come bere il vino…
…bianco e fresco.
 
- Prima che venga sera,
ho ancora tanto da raccontarle -
mi ripetevo insistente
con la  voce sommessa…
Ma il sole rosso fuoco
era già calato
nella bocca dello Stromboli
e nei tuoi occhi
già si specchiava
la luna bianca.
 
Al largo apparivano
le prime lampare…
e si intravedeva
la luce del faro,
le barche smisero di baciarsi
separate dai pescatori
che si apprestavano a salpare.
La sabbia,
ormai umida
era ancora di più
pregna di odori
che esaltavano
il tuo  profumo.
 
Mi volsi verso il mare nero
lasciandomi cullare
dai suoi flutti
ed ascoltandolo,
mi lasciai avvolgere
dalle tue braccia,
calde e sottili
e chiusi gli occhi
a riposarmi…
 
(dal libro "L'Araba Fenice")
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