La leva calcistica della classe '68.
Non ho mai amato particolarmente il calcio, anzi, molto poco... quasi niente...  ma mi rispecchio molto nelle parole di questa bella canzone di Francesco De Gregori. Come Nino, il protagonista di questa canzone, nella mia vita non ho mai avuto paura di tirare un calcio di rigore, anche se ne ho sbagliati tanti. Malgrado ciò, continuo e continuerò fino alla fine la mia partita.
 
Nasco in Calabria il 6 dicembre del 1968. Abbandonati gli studi all'età di sedici anni, ho girovagato per Italia e l'Europa del Mediterraneo facendo decine di mestieri per sopravvivere. In questi frangenti ho maturato una mia filosofia di vita, acquisendo una formazione e una cultura, che tra i banchi di scuola, credo, non avrei mai ricevuto. Nel 1990 faccio ritorno a casa, nel 1992 mi sposo e oggi ho due splendide figlie. Nel 1993 fondo il Politecnico Meridionale e nel 2010 il Consorzio Didattico Europeo che attualmente dirigo, oltre che svolgere la professione di consulente aziendale (in questi anni ho trovato anche il tempo di finire i miei studi). Ma il mio mestiere vero, che sento nell'anima, è il mercante di parole.
Io, Artur Brand, il mercante di parole.
Acquisto all'ingrosso i miei sogni, dai grassi commercianti di pensieri, e li rivendo al mercato dell'usato fra trafficanti e rigattieri.
 
Io sono un mercante  di parole, alcune sono immaginate e tante altre sono storie vere...
 
Ricordo che da bambino, all’uscita di scuola, non amavo andare a giocare al pallone come facevano tutti i miei compagni. Il mio passatempo preferito era quello di andare a giocare nel magazzino di granaglie e mangimi di mio padre. In particolare, amavo giocare su una pila di sacchi di granturco, fatti di juta, che giungevano dall’Argentina, precisamente da Mar del Plata, se non ricordo male. Su questi sacchi era stampato il nome dell’esportatore argentino, un certo "Artur Brand", ed il suo marchio era uno stupendo veliero. Arrampicandomi su quella pila di sacchi immaginavo di essere al timone di quel vascello, ed ogni giorno solcavo oceani diversi, inventavo mille battaglie con feroci pirati, e facendomi chiamare Artur Brand me ne andavo in giro per il mondo. Sicuramente fu allora che nacque in me la voglia di materializzare quei viaggi immaginari e che all’età di 15 anni mi spinse ad affrontare il mio primo viaggio da solo, lontano da casa. Viaggio ormai da circa venti anni. Questo mi ha portato ad accumulare esperienze per me preziose, ma ancora più preziose ritengo siano le amicizie che ancora oggi conservo delle tante persone conosciute nei miei innumerevoli viaggi, ma soprattutto ritengo prezioso, anche se materialmente non l’ho mai conosciuto, il legame che ho con il signor Artur Brand, che saluto con affetto, ovunque oggi egli si trovi.
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