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Uno
scrittore e un poeta
Giuseppe Nicola Di Leo, Autore del romanzo “ Carne Cruda”
di Vittoria Saccà, Giornalista Pubblicista |
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Vive a Santa Domenica di Ricadi dove ha fondato il Centro
studi Talete. E’ Giuseppe Nicola Di Leo, figura abbastanza
nota nel nostro territorio, per l’importante aiuto che offre
ai giovani nel campo degli studi, con il suo avviato centro.Ma
in questo contesto,ciò che si vuole mettere in risalto, è
quel che traspare dalla sua produzione artistica. Scrittore
e poeta, è la definizione che
qui gli compete. Scrittore perché è riuscito a far vedere a
tutti noi una faccia poco conosciuta dell’emigrazione del
Nord dei nostri giovani, attraverso la pubblicazione del
romanzo dal titolo “ Carne Cruda”. Di Leo, in questo
apprezzato romanzo, si sofferma a narrare la storia di un
emigrante calabrese. Ma il suo è un emigrante ben diverso da
quello che si trova impresso nell’immaginario collettivo
che, in genere, è visto con la valigia di cartone e ad
elemosinare un giorno di lavoro per un tozzo di pane. In
effetti,il protagonista, Antonio,giunto nella “Milano da
bere”degli anni 80, imbocca la via del guadagno facile. Si
trova a svolgere un lavoro poco faticoso e redditizio al
massimo, costruito però,sulla falsità e che quindi lo fa
camminare sull’ orlo del precipizio verso la rovina più
completa. Il peggio non è difficile da raggiungere, perché
Antonio vive anche l’esperienza della droga, frequenta donne
di dubbia moralità e criminali senza scrupoli. Il nostro
emigrato calabrese tocca in tal modo il fondo. Diventa
tossicodipendente, e nella ricerca disperata sempre più di
denaro, raggiunge il massimo della disperazione invocando
persino la morte. Ma gli viene risparmiata questa fine senza
onore. Quando tocca veramente il fondo, e tutto intorno si
tinge del nero più nero della notte, all’orizzonte spunta
l’alba perché mani amorevoli si protendono verso di lui per
portarlo verso la luce del giorno e, cosi,verso la rinascita
a una nuova vita. Ed è proprio la sua Calabria che lo salva,
là dove ci sono gli affetti più cari pronto a sostenerlo.Il
messaggio che l’autore intende veicolare è di grande
importanza. Mai disperare di trovare una nuova
via,cosi come la trova il protagonista del romanzo che,
tornato in Calabria, si rifugia nella sua terra e nelle
braccia della sua famiglia. E’ sempre possibile ricominciare
a risalire la china e trovare il modo di realizzare il sogno
di una vita tranquilla, cosi come fu per Antonio.
La storia porta il titolo di “Carne Cruda”;che Di Leo fa con
estrema veridicità,quasi a voler fotografare attraverso le
parole, che sono altrettanto crude,una realtà che rimane
nascosta ai più. Il romanzo si legge tutto d’un fiato,sia
per la velocità della sequenza che fanno scorrere la storia
come immagini di un film, sia per il linguaggio schietto e
scorrevole usato senza ipocrisie.Un romanzo”coraggioso”
perché mette a nudo un’altra faccia dell’emigrazione, quella
di cui pochi parlano e che non sempre offre a tutti la
possibilità di realizzare i propri sogni. Ma è anche
abbastanza chiaro un monito per le giovani generazioni,
ovvero di diffidare dal guadagno facile perché porta sulla
strada sbagliata. Il vero lavoro è sempre lungo la via più
stretta. Nicola Di Leo, è comunque anche un poeta . Ha già
dato alle stampe tre libri dal titolo “La porta dell’anima”,
“L’araba felice”, e l’ultimo, pubblicato da poco,”
Dimenticanze”. Nei suoi versi è sempre presente un animo
profondamente sensibile che si sofferma a ridare vita a un
passato custodito tra i ricordi in una continua celebrazione
dell’amore che non deve mai avere fine, come il tempo
infinito e lo spazio senza limiti. Di Leo ha trovato nello
sfogo della scrittura, in prosa o in versi, quel mondo
interiore che lo sostiene lungo il cammino delle vita .
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Se entrasse ora
in una stanza...
Se entrasse ora in una stanza, la stessa del
momento di prima, sicuramente cambierebbe il mondo nel suo
interno. E’ la presenza di chi è stato fino all’istante
precedente inesistente e non presente e poi non più. Ora. In
questo preciso momento, né un minuto più lungo, né un centimetro
più in là. Cambia il profumo dal suo niente al tutto, dalla noia
appassita all’evento. Dal nero al bianco con strisce a colori.
Ora. Qui.
E’ accaduto questo, nel senso pieno del tempo,
quando gli dei hanno riconosciuto gli dei. Ed è stato subito
tutto. Nessuno ha parlato, soltanto lo sguardo di chi mira di
dentro, di chi ascolta con gli occhi, di chi ama improvvisamente
la notte ed il giorno, senza fratture o distinzioni. Ecco che
allora il foglio intonso, pulito e puro di suo, prende corpo e
comincia a riempirsi di righe inchiostrate di libri mai scritti.
Le sue parole, le righe che susseguono il mancato languore.
Ora per chi cercava qualcosa- qualcuno è arrivato
in segreto. Un fiato leggero di sensi di vuoto riempiti di netto.
Nettare di ore che passano veloci e senza senso, ma il senso che
arriva è più dell’istante più vero. Uno sguardo, un tono, un
timbro in spartiti che ascoltano la propria musica e che prima non
erano. La musica di lontano e poi è arrivato a bagnare il mare e
il mare ha ringraziato. Ha tolto la melma e lo scoglio è tornato a
fare il suo grande lavoro. Scrivere per non perdere mai le parole
dette o quelle pensate. Imprimere la poesia di un giorno normale.
Un premio da stringere dopo tanto penare. Sofferenze di chi
avrebbe sempre voluto dire. E non dice ma tace e parla di più.
Ora. Qui.
Nell’ istante preciso del momento che resta.
“Questo”, qualcuno ha detto,” è accaduto durante un
giorno di festa” che festa non era.
Ma è.
Simona Pesciaioli (Autrice)
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