DIMENTICANZE
AUTORE: GIUSEPPE N. DI LEO TIPOLOGIA :
LIBRO GENERE: POESIA
PAGINE : 80 PREZZO : € 12,00
ISBN 978-88-902881-1-1
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Poesia tratta da "Dimenticanze"
Marina Selvaggia
Avevo
provato in tutti i modi
a giungere alla tua riva
e tu in tutti i modi
sei riuscita ad impedirmelo.
I percorsi scoscesi
che portavano a te
erano pieni di rovi scuri
come i tuoi riccioli neri.
La sabbia arsa dal sole
sembrava la tua pelle
perennemente abbronzata
e le onde del mare
erano le tue mille contraddizioni
che si abbattevano violente
sui sorrisi delle insenature.
E come quelle onde contraddittorie
avanzavi verso di me, e ti ritraevi.
Tutto il paesaggio
di questa marina selvaggia
mi riporta al tuo ricordo.
Guardo l’orizzonte
e vi leggo
tutta la poesia
che non ero mai
riuscito a scrivere,
prima di te.
Prefazione
Questo
libro nasce in silenzio dal silenzio, quasi di nascosto. Ottanta
pagine. Quaranta fogli ammucchiati uno sull'altro, per
raccogliere gli appunti di viaggio dell'autore .
In questo libro
che è “un canto senza voce” si dice ciò che si doveva dire perché
poi non si dirà altro. La meta di un percorso iniziato con “La
porta dell'anima” e seguito da “L'araba Fenice”: il viaggio
dell'autore, come tutti i bei viaggi, termina qui, poiché, egli
teme che dire ed aggiungere altro ancora sia superfluo.
Chi ha già letto
le opere precedenti del poeta Giuseppe Nicola Di Leo, ritroverà
qui la freschezza e gli“odori dei ricordi”che in questa raccolta
lo riportano ancora più indietro sino all’infanzia, chi si accosta
per la prima volta ad un suo componimento, assaporerà il gusto
della scrittura semplice quasi “parlata” comprensibile a tutti
senza percorsi “ermetici”, sentendosi trasportato dai versi la
voglia di leggere “Dimenticanze” tutto in un fiato non mancherà.
NOTA DELL'AUTORE
Chi si accinge a leggere queste pagine, evidentemente, è
qualcuno che ha prestato fede nelle qualità letterarie del
sottoscritto.
E dal
sottoscritto, si aspetta qualcosa, si aspetta di vedere tradotte
in poesie, in emozioni, i propri sentimenti e le proprie
esperienze personali.
Ho letto*
non molto tempo fa: “…Superare la barriera dell’inesprimibile,
dare forma, corpo all’indicibile, è un’impresa folle, ‘piena di
paura ’, in cui soltanto gli artisti, i poeti si sono cimentati da
sempre […] ecco che il lettore si trova a incontrare non tanto le
immagini di chi scrive quanto le proprie. Ogni discorso sull’amore
diventa così il proprio discorso…“.
Chi scrisse invece
la prefazione del mio primo libro “ La porta dell’anima“ disse
testualmente: ”…non è facile parlare delle proprie emozioni, non è
facile perché lo svelarsi agli altri comporta dei rischi, ti rende
nudo e fragile … l’autore apre con le sue poesie, la porta della
sua anima…“.
Queste due
citazioni hanno un denominatore comune: quando si palesano troppo
i propri sentimenti si finisce per sentirsi derubati di questi, si
ha la sensazione che troppi se ne siano appropriati, ed allora si
decide, come ho deciso io oggi, di “prendersi una pausa”.
Esiste secondo me
un tempo, per esternare il proprio pensiero, ne esiste un altro
equivalente, per maturarlo dentro. Dire troppe cose, corrisponde a
non dire nulla. Dire poche cose, ma significative vuol dire
lasciare la propria millimetrica traccia nella storia
dell’umanità, ed è
questo il mio sogno: restare nella memoria delle persone .
Non è il mito
della passeggera celebrità quello che coltivo, ma il desiderio
ardente, la certezza di sapere, che un giorno lontano, oltre la
mia esistenza, ancora qualcuno avrà voglia di leggere le mie
poesie.
Sarà il mio un
pensiero egoista, ma preferisco che per un po’ si senta la mia
mancanza, piuttosto che far sopportare il peso della mia presenza.
Da qualche tempo
ho intrapreso un percorso di studio e di analisi, volto alla
comprensione del genere umano, ma prima ancora di questo, diretto
alla conoscenza di me stesso.
Nello stesso
libro che ho citato sopra ho anche letto:“…il dono e il privilegio
del poeta è di accettare nella vita e in se stesso la
contraddizione …”
Quando avrò
concluso un giorno questo percorso, e sarò riuscito ad accettare
tutte le contraddizioni che dimorano in me, forse e solo allora,
tornare avrà un significato.
*Eros
e Patos, A. Carotenuto - Ed. Bompiani 1987
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